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Viaggio nella Carrara anarchica

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Carrara è unanimemente riconosciuta, a livello internazionale, come la capitale dell’anarchia e questo è certamente dovuto alla sua storia che la vede legata al movimento libertario da un secolo e mezzo, in effetti negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, in una città di così modeste dimensioni erano ben più di venti i gruppi e i circoli anarchici dislocati su tutto il territorio comunale.

Carrara ha visto il proprio sviluppo sociale avvinto alle dure condizioni di lavoro connesso all’attività di escavazione del marmo, che nel XIX secolo vedeva impegnata la gran parte della popolazione, questo aspetto la rese meta di soggiorni militanti in merito all’emancipazione delle masse di importanti figura legate all’ideale anarchico come Malatesta, Cafiero, Gori, Galleani, Molinari e lo stesso Bakunin, che vedevano nella situazione carrarese un terreno fertile per la propagazione e l’attuazione delle idee che professavano.

Se a questo si aggiunge il fatto che anche Giuseppe Mazzini soggiornò più volte a Carrara trovando terreno fertile per la prospettiva repubblicana si comprende facilmente come questa città fosse particolarmente attiva sul fronte antiautoritario.

Il primo evento accaduto in città relativamente all’anarchismo furono certamente i moti del 1894, quando il 13 gennaio una manifestazione di solidarietà con i contadini dei fasci siciliani, che avevano subito una pesante repressione a seguito delle protesta dell’anno precedente, si trasformò presto in un vero e proprio atto insurrezionale in cui i manifestanti distrussero le linee telegrafiche, eressero barricate e si scontrarono duramente su tutto il territorio comunale con le forze dell’ordine provocando morti e feriti da ambo le parti. Il tentativo insurrezionale che, scrisse il primo ministro Crispi al re, “…non è politico, ma ha tendenze antisociali, propositi accennanti alla dissoluzione nazionale, a danno della proprietà, a distruzione della famiglia.” si protrasse per tre giorni, fino a quando venne dichiarato lo stato d’assedio e il commissario straordinario, generale Nicola Heush, fece intervenire la Guardia Regia che represse i moti con estrema durezza: subito vennero arrestate indiscriminatamente per sedizione più di 300 persone (209 delle quali ritenute anarchiche) e al termine del processo 454 condanne ad oltre 2500 anni di carcere oltre ai molti che sfuggire alle maglie poliziesche furono costretti ad emigrare.

La condanna più grave, 23 anni, fu inferta a Luigi Molinari, ritenuto responsabile dell’accaduto anche se non era fisicamente presente ai moti, in quanto nelle settimane precedenti aveva tenuto alcune conferenze a Carrara e che per l’occasione scrisse la celebre canzone “Inno della rivolta”.

Bisogna poi ricordare che quando, tra il 1911 e il 1914, la Camera del Lavoro di Carrara fu guidata da Alberto Meschi, sindacalista anarchico ferrarese che la portò ad aderire all’U.S.I (Unione Sindacale Italiana), gli iscritti passarono da 1355 a 12000, e fu grazie alle agitazioni e alle lotte proposte da Meschi se i cavatori ottennero la riduzione dell’orario di lavoro e condizioni dignitose con alcune rivendicazioni contrattuali che oggi sono divenute imprescindibili.

Durante la lotta di liberazione a Carrara furono molte le formazioni partigiane anarchiche, come la Lunense, la Brigata Schirru, il Battaglione Lucetti e il gruppo di Elio Wochiecevich, al punto che il CLN al termine della guerra assegnò loro la sede del Ridotto del Teatro Politeama, all’epoca il teatro lirico più grande della Toscana e che da quel momento è noto in città come Salone Germinal, a seguito dell’impegno profuso nella Resistenza.

Proprio questo teatro vide, dal 15 al 19 settembre del 1945, la nascita della Federazione Anarchica Italiana (F.A.I.), durante un congresso nazionale che lo riempì ben oltre la capienza.

Appare chiaro quindi il motivo del binomio Carrara-Anarchia, e se qualcuno volesse fare un giro nei suoi i luoghi più significativi probabilmente dovrebbe partire proprio dalla grande lapide posta all’esterno della Caserma Dogali (che oggi ospita la scuola media Carducci) dove il 16 gennaio 1894 avvenne lo scontro più grave dei moti: 400 dimostranti ingaggiarono battaglia con uno dei reparti militari a cavallo inviati dal governo. La giornata finì con otto dimostranti uccisi, parecchi feriti e diede il via agli arresti, molti immediati. I fermati, molti erano giovanissimi, vennero tradotti nelle carceri della caserma dove restarono segregati per mesi. La lapide ricorda i fatti e i nomi dei protagonisti.

Una curiosità: per una di quelle nemesi che la storia produce il luogo in cui avvenne uno dei primi scontri e vide vittoriosi i manifestanti è la località “tre pini” sul monte Foce che separa Carrara da Massa, lì una barricata riuscì a fermare un reparto di carabinieri che voleva raggiungere la città. In quella località oggi sorge una lussuosa villa di proprietà di un industriale del marmo.

Lasciando la Dogali in qualche minuto a piedi si arriva in Piazza Gramsci (già piazza D’Armi) nei cui giardini trova posto il grande monumento in ricordo della figura di Alberto Meschi, che lo rappresenta mentre tiene per mano un gruppo di cavatori, e che porta incise nel marmo le conquiste da lui ottenute.

Scendendo da piazza Gramsci si attraversa la piazza del Duomo dove, a fianco di una lapide a ricordo dell’omicidio del filosofo Giordano Bruno da parte dell’inquisizione cattolica e posta dai libertari non a caso di fronte alla chiesa principale della città, c’è la sede provvisoria del Gruppo Anarchico Germinal, aderente alla F.A.I..

La sede è provvisoria in quanto si è dovuta spostare dallo storico salone del ridotto del Politeama nel 2011 a seguito di una serie di abusi edilizi che provocato dei cedimenti strutturali che hanno reso inagibile lo stabile, ma gli anarchici del Germinal continuano a ritenere quella la loro sede reale e da anni lottano per riuscire a fare in modo che si sani la situazione per potervi rientrare.

Continuando la passeggiata si passa in piazza Alberica dove una lapide ricorda Francisco Ferrer Guardìa, pedagogista anarchico spagnolo e fondatore della Escuela Moderna che fu ucciso a seguito di una condanna comminata dal tribunale militare con l’accusa di aver fomentato le rivolte antimilitariste della “Settimana Tragica” nel 1909.

Uscendo dalla piazza si entra in via Ulivi dove ha sede il Circolo Culturale Anarchico Gogliardo Fiaschi, aperto nel 1975 da alcuni militanti e partigiani di spicco del panorama anarchico cittadino, come Giovanni Mariga “il padovan” e Belgrado Pedrini (autore del testo della famosissima canzone “Il Galeone”) oltre allo stesso Fiaschi di cui oggi porta il nome.

Fiaschi, che nel 1957 partì da Carrara con due compagni spagnoli, Facerias e Vincente per organizzare un attentato al dittatore Francisco Franco e fu arrestato a Bacellona, è stato l’animatore del circolo fino alla sua morte. Il Circolo ha al suo interno una vasta collezione di pubblicazioni inerenti all’anarchismo disponibili sia per l’acquisto che per la consultazione.

Usciti dal circolo e attraversando la piazza De André si arriva in via San Piero dove ha sede la Coopertaiva Tipolitografica. Aperta nei primi anni ’70 da Alfonso Nicolazzi e Dino Mosca per soddisfare l’esigenza, in un periodo di grande fermento, di stampare in proprio le pubblicazioni inerenti al movimento anarchico è una tipografia libertaria autogestita che ha la finalità di diffondere il pensiero libertario ed egualitario.

Qui si stampa Umanità Nova, il quotidiano (ora settimanale) anarchico fondato da Errico Malatesta nel 1920 oltre alle principali pubblicazioni del movimento.

Per i più curiosi vale la pena di salire fino a al Paese di Gragnana, a pochi minuti di auto dal centro di Carrara, per bere un bicchiere di vino locale al Circolo Malatesta, chiamato così in virtù della frequentazione del noto militante anarchico, che la tradizione vuole essere il circolo anarchico più antico d’Italia e quindi, dicono qui, d’Europa e del mondo.

A Torano poi, raggiungibile anche a piedi, in alcuni locali dell’ex scuola, c’è l’Archivio Germinal che raccoglie vari documenti e testi storici del movimento ed è frequentato da molti appassionati e ricercatori.

Prima di lasciare Carrara merita una visita il cimitero comunale di Turigliano, nei pressi della stazione ferroviaria, dove nel giardino esterno al cimitero, c’è un grande monumento dedicato a Gaetano Bresci, che il 29 luglio del 1900 uccise il re Umberto I, commissionato e posizionato dagli anarchici negli anni ’80 e che e sollevò aspre polemiche, sul muro del giardino è stata posta una lapide che dice intitola lo spazio a Gaetano Bresci, regicida. All’interno in una sezione apposita e sconsacrata trovano spazio le tombe di vari personalità del movimento anarchico italiano come Alfonso Failla, Alberto Meschi, Belgrado Pedrini, Gino Lucetti, che nel 1926 attentò alla vita di Mussolini, e Giuseppe Pinelli, il ferroviere anarchico che fu ingiustamente accusato diessere autore della strage di piazza Fontana e morì gettato dalla polizia da una finestra della questura di Milano nel 1969.

Chi volesse respirare un’atmosfera unica da questo punto di vista dovrebbe però passare da Carrara in occasione del 1° maggio anarchico, una giornata di commemorazione portata avanti da oltre un secolo in cui centinaia di persone si ritrovano la mattina per seguire i comizi di piazza e partecipare al corteo che sfila per le vie della città tra canti e discorsi pubblici sulle tappe significative del percorso.